Giuseppe Di Fazio "Gli istanti e la storia"

L'istante è la materia con cui ogni giorno i giornalisti sono chiamati a confrontarsi. Ed è grazie ad esso che chi fa questo mestiere è richiamato costantemente all'umiltà del proprio lavoro. "Il giornalismo – ci ricorda Domenico Quirico – non è, per fortuna, eternità, è l'istante. Attiene a un materiale morituro in una metallica artificiosa armatura". E proprio questo aspetto "lo rende esaltante come un brivido di gioia, seducente come un amore di donna".
Osservare l'istante, dunque. Per trattenerne i segni, per raccontarlo. Ma il fatto, il singolo fatto è come un pozzo dove possiamo o affacciarci per vedere riflessa la nostra immagine o tuffarci per osservare cosa si è depositato nel suo fondo e portarlo in superficie. Solo in questo secondo caso il giornalista può diventare, secondo la bella espressione di Jean Lacouture, lo "storico dell'istante", cioè un professionista che non si ferma al rumore della superficie degli eventi, ma che piuttosto indaga ciò che è oltre l'apparenza. Anche l'istante, allora, diviene la manifestazione di un brandello della realtà personale o sociale. Il tassello di un mosaico. Tanti tasselli, a loro modo unici, servono a dare il quadro di un'epoca, il profilo di una personalità. E la notizia non si perde nel rumore dell'informazione di facciata, ma diviene storia. Permane. Per questo motivo gli archivi dei giornali risultano i luoghi privilegiati per ricostruire la storia contemporanea di una città, di una regione, di un Paese.
Quelli dei quotidiani siciliani, in particolare, sono una fonte preziosa della memoria collettiva della comunità isolana. Nell'Archivio storico de "La Sicilia", per esempio, si conservano più di 70 anni di storia, con quasi un milione di pagine e circa 4 milioni di articoli consultabili.
Quando Luigi Sturzo cominciò a pubblicare il suoi commenti su questo giornale, l'Autonomia siciliana muoveva i primi passi. Quei testi riletti a distanza di decenni offrono oggi uno strumento prezioso per capire le speranze e i sogni di quell'epoca e le realizzazioni mancate. Ai suoi discepoli lo statista di Caltagirone raccomandava con tenacia un'idea di politica fatta di progetti concreti in risposta a bisogni altrettanto concreti. Non proclami, dunque, né rivendicazioni di privilegi o di sussidi dallo Stato. I politici siciliani, per Sturzo, dovevano avere le carte in regola (lo slogan fu poi fatto proprio dal presidente Piersanti Mattarella) per poter trattare a testa alta con Roma e con gli organismi internazionali.
Spostandoci su un altro settore, quello letterario, possiamo oggi rileggere gli articoli scritti da Gesualdo Bufalino o da Leonardo Sciascia per "La Sicilia" negli anni Ottanta e riscoprire il rapporto fra parola e informazione, fra letteratura e giornali. "Perché si scrive?", si chiedeva Bufalino in un articolo pubblicato su questo giornale il 21 agosto 1983. E fra le tante risposte che lo scrittore comisano forniva ne tratteniamo due: "Si scrive per ricordare (...) e si scrive per battezzare le cose, chi le nomina, le possiede". Far permanere l'istante è uno dei desideri umani più profondi. Ricordarlo, dargli nome, raccontarlo attraverso articoli, inchieste, analisi, interviste fa parte dei nostri tentativi, sempre parziali, per compiere l'impresa.
La Fondazione "Domenico Sanfilippo editore onlus", il cui progetto diventa in questi giorni realtà, nasce proprio per tutelare e rendere disponibile a tutti il prezioso patrimonio culturale del nostro giornale, che può dar luogo a tesi di laurea, percorsi didattici nelle scuole, ricerche scientifiche (e non) sulla storia e sulla società siciliane. Ma non solo. La Fondazione Dse onlus vuole gettare un ponte fra il nostro giornale e il territorio. Siamo già al lavoro, con l'aiuto di tanti colleghi e di autorevoli personalità della nostra terra, per trasformare lo storico rapporto di vicinanza e di identificazione fra "La Sicilia" e il bacino dei suoi lettori in una nuova opportunità. Con l'auspicio che essa possa portare nuove conoscenze, favorire rinnovate forme di progettualità, e fornire slancio allo sviluppo.

LA SICILIA 07 Maggio 2017

Speciale Workshop

Il giornalismo che verrà - La Sicilia

«Quattro giorni intensi e inattesi». Così, Paola, dottoranda alla Normale di Pisa, descrive il Workshop nazionale di giornalismo tenutosi a Catania dal 27 al 30 settembre. Il laboratorio ha visto 30 giovani, provenienti da sette atenei italiani, dialogare e lavorare proficuamente con direttori di giornali e inviati di testate nazionali, con fotoreporter e con giornalisti impegnati nel “desk”.

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