La fata delle Farfalle

Suor Maria Cecilia La Mela

Che Laura sia una fata non ci sono dubbi. Anche se non ha la bacchetta magica e non veste con tulle turchino. Ma gli occhi, il viso, la voce sì: sono di una fata! E soprattutto il sorriso, la luce che irradia la sua pelle, il calore che trasmette, la forza che comunica, la serenità che dona. Perché lei è una fata che dà, non chiede. Del resto le fate ci sono proprio perché gli altri possano beneficiare dei loro incantesimi a favore del bene. Se non cercano il bene non sono fate: questo va chiarito subito. 
Laura è una fatina minuta, molto graziosa. È una fata di cristallo. Va toccata con accuratezza. È delicata ma non fragile, sembra spezzarsi ma è lei la più forte. Laura è determinata e coraggiosa. È un fata di ferro. Nel suo castello non scende mai la notte; anche quando spengono le luci non c’è mai buio. Laura è una fata di luce. Non puoi sbagliarti: se c’è lei è di certo in atto una magia perché riesci a vedere oltre, a vedere di più, anche quando chiudi gli occhi. Forse ancora meglio. 
Così come per sentire. Non devi accostarti necessariamente troppo. Anche se la sua voce è fioca non si perde una parola. Anzi, forse perché così spezzata e ansimante, dalle orecchie ti arriva direttamente al cuore e non distingui più tra ciò che vedi e ciò che senti: vedere e udire diventano due ali che ti portano lontano, dentro di te, nel lungo viaggio della vita.
Perché Laura è la fata delle farfalle e ti fa volare. Il suo castello incantato è pieno di farfalle sin dall’ingresso. Farfalle di stoffa, di carta, di ceramica, in ferro battuto e soprattutto colorate. (...)  Sei dunque in un prato fiorito, in un giardino e sotto un cielo aperto. O meglio in un stanza fatta di pavimento, tetto e pareti ma quasi non ne cogli più la differenza. Non per nulla Laura è una fata. E così, in questo giardino anche tu vieni trasformato in una farfalla. Inizi a sentirti leggero, agile, colorato, e soprattutto capace di volare. Tutto diventa luminoso, quasi fuori dal tempo e dallo spazio. Quell’attimo, quel momento alla sua presenza ti rapisce a tal punto da fermare le lancette di qualsiasi orologio e a potenziare quelle del cuore. Per volare, infatti, più delle ali ci vuole il cuore. E il desiderio. Se non hai cuore non sogni e se non sogni non si aprono le ali. È tutta questione di sentimento ma anche di volontà. Ti piacerebbe volare ma se non lo vuoi fortemente, rimani a terra. E allora si fa notte.
Solo se voli ti viene incontro la luce. 
E ti senti leggero. Ti riscopri te stesso. 
 (…) Laura è una fata di dolcezza e semplicità. Non ti protende la mano perché gliela baci. Del resto non potrebbe farlo. È una principessa che ti mette subito a tuo agio, ti fa sentire a casa, ti conosce da sempre già al primo incontro. Entri e ti accorgi che eri già atteso. 
E la sua prima magia è proprio quel sorriso. Quella pace profonda che ti inietta attraverso lo sguardo, occhi stupendi da lunghe ciglia ammantati. E tutto diventa magia e poesia. 
(...) La fata delle farfalle ti dona anche questo, ti fa sentire figlio dei suoi genitori. Perché nell’accoglierti, ti dà se stessa, ti dà tutto quello che ha.
E poi i suoi paggetti, le damine e gli altri amici. Tutti coloro che sono al suo seguito ti diventano familiari. È un grande cerchio in cui si senti inglobato, un circuito di relazioni e affetti polarizzato là, da quel trono fatato. E ognuno si sente speciale. Laura ha il potere di farti sentire unico, un unico plurale… 
Laura è la fata dell’amore. Con lei lo tocchi quasi avesse volume, sapore e tepore. Ed è quella brezza che fa ancora più lieve e liberante il tuo volo. Perché se c’è un cuore, motore di vita, c’è pure l’amore che carbura e ti muove. Altrimenti rimani a terra. Rimani attraccato al porto, alle tue paure, ad ombre fugaci, ad un passato che credi sia ancora presente. E non ti apri al futuro, al meglio che di certo può ancora venire. 
E ti racconta stupita, ancora commossa e felice di quell’altra sua grande magia, come una fiaba, miracolo a distanza, oltre il tempo e i confini, là dove il sole si abbraccia con la luna. Ed era quell’uomo imprigionato in cella ma ancor più nei rimorsi, senza più speranza né sogni, ma solo ricordi di morte e amarezza infinita. Aveva dimenticato di avere le ali. Ci voleva proprio una fata delle farfalle. Un giorno, leggendo sul giornale la vicenda di Laura, ebbe un sussulto, come un richiamo alla sua vera umanità, alla parte buona di sé. E così anche lui, da quel carcere oscuro, ha adesso trovato la via della luce, non più filtrata da una piccola finestra ma spalancato raggio sul suo cuore riconciliato e ridiventato bambino, come un palombaro riemerso dal profondo di abissi tenebrosi e ormai abbandonati per sempre. 
La fata delle farfalle e l’ergastolano non si sono mai incontrati, né forse si incontreranno mai. Ma che importa? La magia c’è proprio per questo. E si può essere vicini, parlarsi e guardarsi col cuore e le ali. Basta solo volare. E credere che l’amore può risanare.
Non importa più chi sei stato o il male che hai fatto. Importi tu, adesso. E come sarai. Se ti senti amato sei già salvato. Inizi a risalire, a tornare in te stesso. Ti scopri accettato e riprendi a sognare. E vedi la luce in modo più intenso perché non la guardi più soltanto con i tuoi occhi, ma insieme a quelli di chi ti ama. Se qualcuno ancora crede che puoi farcela, ecco, ce l’hai già fatta.
E anche una prigione può diventare un castello. E ospitare farfalle, i tuoi sogni e i tuoi sospiri, i tuoi sentimenti e le tue preghiere: lì, è certo, potranno volare. E si aprono in te grandi finestre, per guardare fuori, per far giungere anche lontano feconde magie.
Ma ecco, l’ora di pranzo si avvicina e bisogna congedarsi. Non vorresti andartene… ti porti felice un dolce fagotto, un’esperienza fatta pienezza, quella che Laura ancora una volta ti dona come ricco bagaglio da portare a casa, dentro di te: la tua libertà. Quella vera, quella che ti umanizza, quella che semplicemente ti riconsegna a te stesso e agli altri. Perché se hai già volato una volta potrai farlo ancora e magari insegnarlo a chi è rimasto, per paura o ignoranza, ancora racchiuso nel suo bozzolo incerto. Bisogna uscire da quell’utero stretto; è un passaggio determinante e si chiama travaglio. Solo allora sarai veramente nato, venuto alla luce. E sarai il meraviglioso capolavoro che sei.
La vita va vissuta bene in qualsiasi situazione, anche la più limitante.    
Questo te lo dice la fata delle farfalle e non fa sforzi per convincerti: basta guardarla. E ci credi subito, senza bisogno di magia perché la baci, l’abbracci e ti accorgi che ha ossa e carne come te. (...)
È questa la magia che è stata regalata a Laura e che lei, a sua volta, regala a chi la incontra. La forza che viene da Dio, la consapevolezza che la vita è bella anche quando ciò che si vede sembra smentirla. Perché Laura è lì in una piccola casetta diventata un castello. Inchiodata in un letto mutato in un trono. Chiusa tra quattro pareti trasformate in un prato infinito. Con un balconcino aperto come un grande porto sul mondo. E tante, tante farfalle da far volare. 
 
              
         

 

Speciale Workshop

Il giornalismo che verrà - La Sicilia

«Quattro giorni intensi e inattesi». Così, Paola, dottoranda alla Normale di Pisa, descrive il Workshop nazionale di giornalismo tenutosi a Catania dal 27 al 30 settembre. Il laboratorio ha visto 30 giovani, provenienti da sette atenei italiani, dialogare e lavorare proficuamente con direttori di giornali e inviati di testate nazionali, con fotoreporter e con giornalisti impegnati nel “desk”.