La Sicilia - Laura Salafia: «Che emozione tornare in questi corridoi»

CARMEN GRECO

Laura Salafia nella “sua” Università a sette anni e mezzo dal ferimento che l’ha resa paraplegica Ha presentato il libro «Una Forza di Vita» con i suoi articoli scritti negli anni per questo giornale.

La sedia a rotelle scivola lungo i corridoi del monastero dei Benedettini e Laura, quasi, si sente più piccola. Quando entra nel Coro di notte cala il silenzio ed un applauso incerto parte dalle ultime file. Solo quando si volge verso la platea e accenna un sorriso l’a pplauso diventa concreto.

Elegante nella mantella verde scuro con la pelliccia ai polsi, le onde larghe dei capelli, il trucco che esalta gli occhi velocissimi. Eccola Laura Salafia nella “sua” Università, anzi nella “sua” facoltà dopo sette anni e mezzo da quel primo luglio 2010 in cui la sua vita, e quella di chi le stava attorno, è cambiata per sempre.

Non è qui per “dare materie”, è qui per presentare il suo libro. Un libro che non avrebbe mai scritto ma che ha rappresentato «Una forza di vita», la sua. Raccoglie gli articoli scritti da Laura e pubblicati su questo giornale, raccoglie gli articoli scritti da noi giornalisti sulla sua vicenda. Pezzi che dalla cronaca nera e giudiziaria, sono diventati racconti di umanità, il racconto, a più voci, non solo di una storia, ma di una vicinanza affettiva. «Un libro “di” Laura - sottolinea il condirettore de La Sicilia, Domenico Ciancio Sanfilippo - non “su” Laura, un libro semplice ma di grande forza evocativa che insegna qualcosa a tutti noi».

In platea c’è il professore di Spagnolo di Laura, Rosario Trovato, quello con il quale aveva sostenuto l’ultimo esame prima dell’«incidente» come lo chiama lei. «Prese 30 ovviamente - ricorda il prof. Trovato - una ragazza sensibile, intelligente, studiosa. Ho conservato dei suoi scritti, io davo ai ragazzi dei libri da leggere e loro facevano delle relazioni, quelle di Laura le ho rilette da poco e c’ho ritrovato la sua maturità». In prima fila ci sono i genitori di Laura. Papà Nino è sempre il più silenzioso, mamma Enza, ringrazia ed entrambi hanno gli occhi lucidi. “Parlano” stringendo mani.

Quando Laura frequentava le lezioni non c’era il Disum, né un direttore di “Dipartimento”, come si chiamano oggi le facoltà. In questo caso una direttrice, Marina Paino. Parla a lungo la prof. Paino, nomina Laura almeno cento volte. Sottolinea del libro «le piccole storie mai prive di un guizzo di speranza» e ricorda diun gelato offertole dalla mamma di Laura in una delle sue visite a casa della studentessa. «Laura ti fa sentire a casa pur nell’eccezionalità del suo quotidiano». Un quotidiano, quello di Laura Salafia, nel quale «non c’è posto per la rabbia e il rancore rispetto a quello che le è accaduto - afferma il presidente della Fondazione Domenico Sanfilippo editore, Giuseppe Di Fazio, anima e ideatore del progetto editoriale -. Laura ricorda ancora quel primo luglio 2010 come “una bellissima giornata”».

Eppure quando è lei a prendere la parola, un dolore sottile emerge nel ricordo di quegli anni, di quei giorni all’Università. «Provo un’emozione particolare ripensando a quando percorrevo questi corridoi con grande orgoglio - racconta - quando venivo qui lo facevo con grande interesse, seguivo le lezioni con attenzione, mi piaceva quello che facevo. Non poter più venire è stato un grande sacrificio. Studiare da casa è molto difficoltoso perché, comunque, devo appoggiarmi a chi mi sta vicino. Oggi prima di venire qui avevo un grande timore, tanta paura all’idea di ripercorrere questi corridoi. Però, sento di aver raggiunto un traguardo. Mi mancano i libri, la possibilità di toccarli, i libri che tanto amavo, però lo studio mi dà la spinta per poter andar avanti e superare questa mia incapacità. Il mio segreto? Ho un grande amico, cioè la rete di solidarietà sulla quale posso contare, le tante persone che, negli anni, mi hanno dimostrato la loro amicizia. Un’esistenza senza nessuno accanto sarebbe un’esistenza sterile. Ecco, è questo il mio segreto».

 

© La Sicilia 11 Gennaio 2018

Speciale Workshop

Il giornalismo che verrà - La Sicilia

«Quattro giorni intensi e inattesi». Così, Paola, dottoranda alla Normale di Pisa, descrive il Workshop nazionale di giornalismo tenutosi a Catania dal 27 al 30 settembre. Il laboratorio ha visto 30 giovani, provenienti da sette atenei italiani, dialogare e lavorare proficuamente con direttori di giornali e inviati di testate nazionali, con fotoreporter e con giornalisti impegnati nel “desk”.

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