Narrazione e identità l’esempio di Montalbano

pagina lasicilia del 21 novembre 2017

L’accesso all’archivio digitale della Fondazione Domenico Sanfilippo Editore ha permesso di effettuare una ricerca sulla rappresentazione del territorio regionale all’interno della serie televisiva Il commissario Montalbano, andata in onda sui canali della Rai a partire dal 6 maggio del 1999 e non ancora conclusa. Nella predisposizione della maschera di ricerca, oltre a fissare i limiti di tempo, si è proceduto a organizzare i record secondo l’ordine di rilevanza e non in ordine cronologico. Questa scelta ha permesso di disambiguare parzialmente il nome Montalbano, che veniva richiamato, per esempio, anche negli articoli concernenti Montalbano Elicona antico borgo del messinese, premiato dall’ANCI nel 2015 come il più bello d’Italia.
Gli articoli selezionati sono 94, pubblicati su 53 numeri del quotidiano «La Sicilia». Non di rado, infatti, il quotidiano ha dedicato intere paginate alla serie televisiva, contenenti ognuna diversi articoli, firmati soprattutto da collaboratori della zona del ragusano, dove si effettuano le riprese della serie televisiva.
Dopo una prima analisi dei testi, si è proceduto a un loro raggruppamento tematico, che ha messo in luce 5 topic distinti, ognuno dei quali procede in maniera diacronica secondo una propria linea narrativa indipendente.

  1.  Pervasività dell’immaginario. Il Commissario, descritto nei romanzi di Camilleri e poi rappresentato in televisione sulle reti nazionali, è entrato a far parte della vita quotidiana degli italiani. Il suo mondo, dalla rappresentazione letteraria e televisiva, penetra così nel linguaggio comune di tutti i giorni. Farò qui, per brevità dell’esposizione, soltanto due esempi. Antonio La Monica intervista Giuseppe Gammino, Questore di Ragusa, nel suo articolo pubblicato il 17 aprile 2013, con il titolo «Una fiction sempre più legata alla realtà. I commenti dei “colleghi” di Salvo Montalbano». È lo stesso capo della Questura che con le sue parole sembra incoraggiare la commistione tra realtà e rappresentazione: «il successo della fiction è per tutte le forze dell’ordine un regalo perché pubblicizza lo sforzo che quotidianamente produciamo». Ma questa sovrapposizione di piani giunge a perfetto compimento quando Porta a Porta di Bruno Vespa dedica una serata a Il giovane Montalbano. L’articolo, pubblicato il 19 settembre 2015 a firma di Michele Barbagallo, pone al centro dell’attenzione lo scivolamento dalla celebrazione alla consacrazione del fenomeno televisivo, con tanto di reliquia pronta per il culto: «Anche il plastico della “stanza” in studio per discutere il successo della fiction».
  2. Maschere e persone. Luca Zingaretti non interpreta Salvo Montalbano, lo è. L’attore romano vive questa reductio ad unum in maniera controversa: da una parte deve infatti il proprio successo d’attore e la riconoscibilità internazionale a questo ruolo; dall’altra, in alcune interviste Zingaretti ha manifestato qualche segnale di insofferenza. Questa identità tra persona-interprete e personaggio-interpretato d’altronde è un effetto tipico delle rappresentazioni seriali, che permettono una identificazione più profonda e duratura.
  3.  Valorizzazione e promozione del territorio. È la linea narrativa che vede in assoluto il maggior numero di interventi, tanto da poter esser considerata il main plot di questa rappresentazione generale del rapporto tra il mondo di Montalbano e la Sicilia. Gli interventi che la riguardano sono ben 40 e possono essere organizzati in due articolazioni distinte: la prima, con 22 interventi, riguarda l’importanza strategica della serie televisiva – e, in minima parte, anche dei romanzi – per ciò che concerne la promozione del territorio, per tutte le attività turistiche che insistono sulla zona del ragusano; la seconda articolazione, con 18 interventi, è una sorta di spin-off della prima e riguarda un ipotetico tentativo della Apulia Film Commission di strappare alla Sicilia Film Commission gli accordi con la Palomar, casa di produzione della serie tv. Perché, come scrive Mario Barresi il 18 settembre 2014, «Il “Pil” del Commissario? “Conta più dell’Unesco”».
  4.  L’autore e le storie. È la meno avvincente delle linee narrative e riguarda lo scrittore Camilleri e la città di Vigata, frutto della sua invenzione e rivendicata da almeno due territori: Porto Empedocle, città di residenza dello scrittore, e Scicli, luogo di ambientazione televisiva del commissariato. L’elemento più interessante di questo raggruppamento di articoli, meno omogeneo degli altri dal punto di vista tematico, è la curiosità intorno allo scrittore, dai suoi gusti letterari a quelli culinari.
  5.  La cosa e l’immagine della cosa. Si concentra sulla descrizione dei tratti caratteristici del prodotto audiovisivo. E questa descrizione diventa, man mano che si procede negli anni, fattore di riconoscibilità della serie, dei suoi personaggi, persino di tormentoni: «di persona personalmente», «Lei mi sta rompendo i cabbasisi!», «Montalbano, sono», «non mi facevo persuaso…». Anche attraverso la lingua, in questo modo, il racconto si fa elemento identitario per la comunità di parlanti l’italiano regionale. Forse, il segreto di questo enorme successo di pubblico, da finale dei mondiali di calcio, sta proprio nel senso di appartenenza. Perché i siciliani si sentono davvero rappresentati dal Commissario Montalbano e ne hanno fatto il loro eroe imperfetto. Tutto era già scritto sul primo articolo di presentazione della serie, datato 6 maggio 1999, a firma di Silvia di Paola: «È cinico ma capace di grande affetto; rifugge da ogni manifestazione in odore di patetico ma, in fondo, sa bene qual è il peso dell’amore; scavalca le regole ma sempre in nome di una lealtà cui è pronto a sacrificare ogni cosa […], non ha parvenza di eroe, ama la lettera e il buon cibo, sa stranamente esercitare l’anacronistica arte dell’ozio e, a volte, sogna pure. E, se sino a oggi stava chiuso tra le pagine dei libri, da oggi è in carne ed ossa ed è lì, a due passi da noi».

Alessandro De Filippo

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