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Politique d'abord! di Giuseppe Giarrizzo

La collana “Giornalismo e società” della Fondazione Domenico Sanfilippo editore si arricchisce di un nuovo, prezioso volume: “Politique d'abord!”, che raccoglie gli editoriali e i commenti scritti dallo storico Giuseppe Giarrizzo per “La Sicilia” nel periodo 1984-2015. Tra i temi del libro, il tradimento dell'Autonomia siciliana, la fuga dei giovani dal Sud, i rapporti Sicilia-Mediterraneo, la fine della Prima e della Seconda Repubblica.

«Giarrizzo ha dedicato una costante attenzione alla storia politica e sociale del Mezzogiorno e della Sicilia - scrive Andò nell’introduzione - È stato un meridionalista militante, ma atipico. […] Egli individuava le cause del mancato sviluppo del Sud, piuttosto, nell’incapacità delle classi dirigenti di esprimere una forte progettualità e nel tradimento consumato da personaggi che operavano anche nei rami molto alti del sistema politico ai danni della popolazione meridionale, a causa di un’innata vocazione all’ascarismo». “Politique d’abord!” testimonia il molteplice impegno di Giarrizzo, che trovò espressione su “La Sicilia”: dal 1984 non fece mai mancare la sua voce in merito alle questioni più stringenti.

Il volume a cura di Giacomo Santoro, è arricchito da una prefazione di Leandra D'Antone e dello stesso Santoro e da una introduzione di Salvo Andò. Anticipiamo alcuni brani della prefazione.

Politique d’abord! (La politica prima di tutto), la celebre formula con cui Pietro Nenni nel 1945 spinse il Partito socialista italiano all’abbandono del massimalismo marxista per una politica, insieme rivoluzionaria e realista, per la conquista del potere, non rappresentò per il giovanissimo Giuseppe Giarrizzo, che aveva ad appena diciassettenne aderito all’organizzazione giovanile di quel partito, soltanto una linea di militanza cui si sarebbe sempre ispirato. Che le utopie politiche e il potere siano stati il principale motore della storia umana è stata sua profonda convinzione anche nella lunga e ricca produzione storiografica, convinzione sviluppata con la straordinaria sensibilità filologica acquisita durante gli studi classici, attraversando la storia delle età medievale, moderna e contemporanea, e guardando ai più diversi livelli, locali, nazionali, mondiali, di esercizio della sovranità e del potere. Giarrizzo ci ha lasciati nel novembre 2015 con l’insostituibile eredità metodologica e interpretativa di un grande protagonista della storiografia europea del Novecento e del primo quindicennio del nuovo Millennio. Rilevante, anche se meno nota, è stata la sua presenza attiva nelle sedi del dibattito politico-culturale italiano ed europeo sui grandi temi, le promesse e le delusioni della nostra contemporaneità: la democrazia occidentale e le istituzioni della rappresentanza; il comunismo realizzato e il suo crollo; il socialismo riformatore nell’Europa e nell’Italia democratiche; i grandi fenomeni demografici e migratori, ritenuti bisognosi non di ipocrisie o ideologie da guerre di religione e di civiltà, ma di governo; la costruzione dell’Unione europea a suo giudizio limitata dal mancato pieno sviluppo in unificazione politica; il Mediterraneo d’Europa come luogo di straordinarie potenzialità per le relazioni economiche e culturali e per la pace; la nuova mafia e le organizzazioni criminali moderne con i loro grandi e lucrosissimi traffici illeciti; la funzione della cultura e delle istituzioni della formazione, innanzitutto le Università, per la crescita dei saperi e delle libertà, nonché il ruolo degli intellettuali nella politica. Dal 1968 al 1999 Giarrizzo, preside per ben trent’anni della facoltà di Lettere dell’Ateneo catanese, si faceva interprete della domanda di modernità e di meridionalismo sano e propulsivo, regalando alla città di Catania la nuova splendida sede universitaria (e importante centro di iniziative culturali) nel Monastero dei Benedettini. La collaborazione di Giarrizzo a “La Sicilia” iniziava nel 1984, anno precedente l’impegno diretto come vicesindaco socialista di Catania, nonché assessore alle politiche urbanistiche; continuava assiduamente fino al 2015, concludendosi con una ulteriore sollecitazione ad una visione del Mezzogiorno senza l’ideologia meridionalista, corroborata dagli eventi italiani che nel 2012, sotto la scure di uno spread colossale, rimandavano in soffitta le questioni meridionali o settentrionali che erano state vitalissime negli anni del berlusconismo leghista, anni di spesa in deficit. Tali eventi, a parere di Giarrizzo, facevano nuovamente sperare in una “rivincita dell’Europa meridionale”. Alla figura e dell’impegno di Giarrizzo politico socialista, questo volume dedica la ricca e lunga introduzione di Salvo Andò, che di lui è stato grande amico anche nelle battaglie politiche. Sebbene tutti gli editoriali siano pieni di riferimenti storici, e nonostante un dichiarato debito verso la storiografia crociana e verso la storia multidisciplinare, Giarrizzo non è mai stato né storicista, né storico sociale: aiutare ad evidenziarlo ulteriormente è forse uno dei meriti e un contributo originale di questa pubblicazione. Ha fatto bene Claudio Giarrizzo, che non solo per ragioni affettive ma anche per restituire pienamente al pubblico la figura intellettuale del padre, ha voluto questa pubblicazione e collaborato in maniera determinante alla sua realizzazione. Nei contributi da noi selezionati l’autore stesso mostra di considerare le sue riflessioni come occasione per arricchire alla luce dell’attualità il suo stesso giudizio sul passato. (...) Il più grande dei paradossi italiani del nuovo millennio, il più grande attentato alla stessa crescita della storia, ancor prima della crisi finanziaria del 2008-2018, Giarrizzo lo aveva indicato ben prima, definendo la disoccupazione soprattutto meridionale come un vero e proprio “genocidio” operato dalla generazione dei settantenni-sessantenni a danno dei quarantenni e dei giovani; proprio per aver rinunciato a un riformismo proiettato verso il futuro e difeso al contrario un benessere consolidato e in parte drogato dalla spesa pub- blica improduttiva (24.2.2004). Negli ultimi articoli, e anni, Giarrizzo, ha messo al centro proprio i più giovani studenti e ricercatori, che considerava la possibile nuova classe dirigente del Mediterraneo, se nutrita di saperi da promuovere con investimenti lungimiranti nelle istituzioni della ricerca e dell’innovazione. Lo ha fatto con la consapevolezza della brevità e irripetibilità delle oc- casioni proposte dalla storia: “Saltate ora sul treno dei vostri sogni”, scriveva nel 2011. Denunciava già che il Mediterraneo d’Europa, promessa dell’Unione europea di Maastricht, non si fosse configurato; non solo per la crisi finanziaria o la fragilità della stessa Unione europea incompiuta politicamente, ma anche per l’ottusità dei “siciliani di Sicilia”. Avvertiva che nuove forme di populismo antipolitiche e antipartitiche erano in azione impedendo la rinascita della politica sana dalle macerie di una politica caduta da decenni nel degrado morale; una rinascita che giudicava possibile solo attraverso istituzioni partitiche fondate su idee e progetti per il presente e il futuro. Se la Seconda Repubblica annunciata da Tangentopoli non era mai nata, la Terza, a giudizio di Giarrizzo, esordiva con la stessa promessa della precedente (7.10.1995): invocando la democrazia diretta a sostegno di movimenti politici populisti o cesaristi, e chiamando a sproposito a sostegno dei nuovi movimenti l’ombra di Rousseau.

Giuseppe Giarrizzo (1927-2015). Illustre storico e Accademico dei Lincei, dal 1964 titolare all'Università di Catania della Cattedra di Storia Moderna, ha pubblicato innumerevoli saggi sulla storia europea dall’Illuminismo al presente, con attenzione all’Italia, al Sud d’Italia e alla Sicilia. Ha dedicato massimo impegno al rinnovamento delle istituzioni accademiche e politiche catanesi. Preside della Facoltà di Lettere dal 1968 al 1999, ha promosso il restauro del Monastero dei Benedettini per farne la sede delle Facoltà umanistiche e un centro culturale di rilevanza regionale. Militante socialista sin dai diciassette anni, è stato vicesindaco di Catania e assessore all’Urbanistica nel 1985-86; ha quindi guardato con simpatia al partito dei sindaci al momento della nascita dell’Ue.

 

© La Sicilia, 12 maggio 2019

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