La Sicilia - Imprinting siciliano sul Festival specchio del Paese

Eroi popolari, protagonisti, comprimari, meteore: da domani in edicola una cronistoria ragionata che racconta l’“isola” siciliana nel festival.

GIUSEPPE ATTARDI

I siciliani hanno avuto un ruolo chiave nella storia del Festival di Sanremo. Sin da quel lontano 29 gennaio 1951, quando il palermitano Nunzio Filogamo, aprendo il primo Festival della canzone italiana, impresse la sua orma, esclamando: «Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate».
    Nell’immaginario collettivo di una nazione che si è rispecchiata nelle canzoni di Sanremo, ci sono le braccia spalancate di Domenico Modugno, siciliano “per necessità”, mentre il 31 gennaio 1958 canta Volare (Nel Blu dipinto di blu), trasformando quell’immagine di volo in un grido liberatorio destinato a cambiare la storia della musica leggera. E c’è la lunga falcata di Pippo Baudo, siciliano per nascita, che sul palco dell’Ariston ha vissuto ben tredici edizioni di grande successo, lanciando molti dei protagonisti della attuale scena musicale nazionale.
    E fu ancora un siciliano a rilanciare la manifestazione dopo la breve crisi degli anni Settanta. Era il 7 febbraio 1981, Alice trionfava a sorpresa con Per Elisa, canzone scritta, tra gli altri, da Franco Battiato. Mentre, nel 2010, la “regina di Sanremo” Nilla Pizzi cedette il suo scettro a una siciliana, la “cantantessa” catanese Carmen Consoli.
    Siciliano è anche lo “zoccolo duro” della platea televisiva. Nel 2015, quando vinse Il Volo, tenorile trio formato da due isolani e un abruzzese, nella serata finale, davanti al televisore, oltre un milione di siciliani seguirono per quattro ore la diretta Rai e, al momento delle votazioni, quando si registrò il picco di share, erano il 72,7%.
    La Grande Balena televisiva del Festival ha metabolizzato una miriade di cantanti, autori, musicisti, produttori artistici, discografici che per 68 anni l’hanno nutrita. Mario Ruccione e il Quartetto Cetra di Virgilio Savona. Marcella e Gianni Bella, Carmen Consoli e Gerardina Trovato. Corrado Lojacono e Giuni Russo, Mario Venuti e Luca Madonia. Kaballà e Cristiano Malgioglio. Giuseppe Di Stefano e Franco Mannino. Due deputati, Alberto Alessi e l’insospettabile Franco Turnaturi, il sottosegretario che firmò il permesso d'ingresso alla Camera ad Antonio Pallante l’attentatore di Togliatti, e persino una pornostar che scandalizzò l’Ariston. Eroi popolari e dunque sopravviventi di luce propria, quanto l’esercito formidabile dei comprimari, delle mezze tacche, delle meteore, degli oscuri e degli oscurissimi, che questa cronistoria da domani in edicola consegna alla memoria dei posteri con pari dignità. 

© La Sicilia 2 febbraio 2018

Speciale Workshop

Il giornalismo che verrà - La Sicilia

«Quattro giorni intensi e inattesi». Così, Paola, dottoranda alla Normale di Pisa, descrive il Workshop nazionale di giornalismo tenutosi a Catania dal 27 al 30 settembre. Il laboratorio ha visto 30 giovani, provenienti da sette atenei italiani, dialogare e lavorare proficuamente con direttori di giornali e inviati di testate nazionali, con fotoreporter e con giornalisti impegnati nel “desk”.