La Sicilia - «L’emergenza non è ancora finita ma la Sicilia può tornare centrale»

Calo demografico, crollo del “capitale umano”, assenza di politiche per il Mezzogiorno La ricetta di Vittadini: «Serve investire nei ragazzi, la svolta con una “visione Federico II”»

GIANLUCA REALE

CATANIA. Un calo demografico che nel 2066 avrà fatto perdere al Sud cinque milioni di abitanti e che vedrà una popolazione invecchiata, con sempre meno giovani; un crollo del “capitale umano” che aumenterà il divario dal Nord; l’emergenza povertà che continua a crescere e l’emergenza delle emergenze: la disoccupazione, quella giovanile da record assoluto. Fanno paura le “emergenze” per il Sud Italia individuate nel Rapporto sulla Sussidiarietà 2017/2018, presentato ieri nell’auditorium De Carlo dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania. Emergenze che disegnano scenari spaventosi per il futuro prossimo venturo del Mezzogiorno, della Sicilia e delle sue nuove generazioni, ma sulle quali si può ancora intervenire con una “visione Federico II”, come suggerisce Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione venuto a Catania a commentare il rapporto e provare a dare una o più vie d’uscita. A indicarle anche i docenti universitari che hanno a vario titolo collaborato al Rapporto: Salvatore Ingrassia (Statistica), Roberto Cellini (Economia politica) che invita a investire in “fiducia” e Luigi Scrofani (Geografia economica e urbana) e il sindaco Enzo Bianco che ricorda la fresca apertura dello sportello “Resto al Sud”.
    «La situazione è certamente drammatica - dice Vittadini -. L’emergenza Sud è più grave ancora che nella Prima Repubblica dove c’era la Cassa per il Mezzogiorno. Oggi, invece, è venuto meno anche un pensiero organico sul Mezzogiorno. E in tutto ciò c’è una emergenza giovani. Bisogna intervenire, dunque. E la “visione Federico II” viene fuori proprio qui: la Sicilia può tornare ad essere centrale. Ci sono diversi indicatori positivi, poi, che incoraggiano. Il primo è che da qualche anno il Sud cresce economicamente più del Nord, anche se a macchia di leopardo. Il raddoppio del canale di Suez è un altro segnale di cui approfittare: significa che la via della seta adesso passa dal Mediterraneo, ma bisogna attrezzarsi con infrastrutture dei trasporti e dei porti all’altezza per intercettare questo traffico. Il Ponte sullo Stretto non è un’idea peregrina».
    Inoltre, bisogna investire sulla natalità, sui giovani. «Ne va della sopravvivenza economica dell’Italia - dice Vittadini -. Gli immigrati non compensano il calo demografico. Serve un miglioramento qualitativo delle scuole al Sud e l’Università deve diventare attrattiva: io spenderei un sacco di soldi in borse di studio per formare qui da noi i giovani dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo. Abbiamo un’occasione storica».
    E poi c’è l’agricoltura che deve specializzarsi nei prodotti di alta qualità, sorretta da investimenti per la rete idrica; un turismo che può crescere avendo a disposizione un patrimonio eccezionale, ma «le Regioni devono coordinarsi, promuoverlo nel mondo»; le piccole e medie imprese che possono essere fattore di sviluppo e ci starebbe bene «una nuova grande legge De Vito», suggerisce il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
    Come sostenere tutto ciò? Semplice, non con il debito ma con i fondi strutturali. «L’Europa ci dà i soldi e noi spendiamo solo il 5%! Ci vuole la capacità di fare connessione, serve una sussidiarietà multisettore, una pubblica amministrazione che lavora in rete. Altro che reddito di cittadinanza».
    Messaggio chiaro. Ci vuole uno sguardo alla Federico II. In altre parole: lungimiranza.

© La Sicilia 22 aprile 2018

Speciale Workshop

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